Prime Esperienze
Affinità Elettive
Sapiosexual_
21.02.2026 |
322 |
3
"Io ero quasi in trance mentre Giulia iniziava a masturbarci entrambi con movimenti esperti..."
Ho sempre pensato che la vita ruoti intorno a gusti e affinità. Niente è mai davvero scontato e, spesso, si fanno scoperte meravigliose proprio quando si è disposti a mettere in discussione i propri limiti.Ma come si fa?
Secondo me, il modo migliore è non forzare nulla. Lasciar scorrere gli eventi, viverli con naturalezza e curiosità, e vedere dove ci portano.
In fondo, il destino sa sempre dove trovarci.
Ricordo perfettamente il giorno in cui trovò me. Era un normalissimo lunedì di Pasqua. Avevo appena compiuto trent’anni e, insieme ad alcuni amici, organizzammo un picnic nel parco di San Rossore per goderci una splendida giornata di sole.
Eravamo un gruppo eterogeneo: quattro ragazzi single (tra cui io, Alex), tre ragazze e cinque coppie. La classica situazione in cui si finisce per conoscere nuove persone attraverso amici di amici.
Il sole forte, il primo vero caldo dell’anno, portava con sé una promessa d’estate ancora timida, ma già capace di scaldarci. Non ci serviva altro per essere felici: solo ampi teli stesi sull’erba e la natura intorno a noi.
A un certo punto un mio amico propose un gioco. Non ricordo il nome, ma la regola era semplice: a turno, ognuno doveva descrivere un’esperienza e gli altri dovevano dire se l’avevano vissuta o meno.
Non immaginavo quanto sarebbe stato divertente.
Le domande iniziarono leggere:
«Vi siete mai ubriacati a un matrimonio?»
«Chi ha mai fatto sport estremi?»
«Avete mai mentito al vostro ex o al partner attuale?»
Poi il mio amico, con una buona dose di malizia, portò il gioco su un terreno più scivoloso. Le domande diventarono tabù e la situazione si trasformò in una sfida a chi osava di più, tra confessioni sempre più audaci.
«L’avete mai fatto all’aperto?»
Sette mani si alzarono.
«Chi guarda porno almeno una volta a settimana?»
Praticamente tutti alzarono la mano, scoppiando in una risata liberatoria.
«Vi capita di fantasticare su altre persone che non sono il vostro partner?»
Domanda cattiva per le coppie. Solo quattro mani si alzarono.
Il vino e il gioco avevano ormai abbattuto ogni barriera, quando una delle ragazze single osò il passo successivo:
«Chi di voi farebbe un threesome?»
Alzarono la mano tre ragazzi (tra cui io), una coppia e la ragazza che aveva fatto la domanda. Poco dopo, lei e il mio amico malizioso scomparvero insieme nel bosco.
L’imbarazzo nel gruppo era palpabile. Decisi di intervenire per stemperare la tensione e feci una domanda più leggera:
«Chi di voi ha mai provato eccitazione davanti a un’opera d’arte?»
Con mia sorpresa, non ero l’unico. Alzarono la mano un altro ragazzo, due ragazze single e una ragazza di coppia: Giulia.
La giornata volgeva ormai al termine. Molti stavano rientrando in città. Stavo salutando i pochi rimasti quando Giulia mi fermò.
«Alex, vai via così presto? Resta ancora un po’. Ho trovato molto interessante la tua… come dire… vena artistica.»
«Mi fa piacere che tu l’abbia apprezzata», risposi ridendo. «Va bene, resto. Anzi, perché non facciamo due passi nel bosco? Andiamo tutti?»
Gli effetti del vino avevano appesantito la maggior parte del gruppo, ma Giulia e Marco, il suo ragazzo, accettarono l’invito. Così ci ritrovammo noi tre a camminare tra gli alberi, chiacchierando del più e del meno.
Marco mi ringraziò per aver alleggerito l’imbarazzo creato dalla domanda sul threesome. Anche Giulia concordò, sottolineando quanto sia sottile il confine tra erotismo e volgarità, e quanto sia difficile essere sinceri quando si supera quel limite.
«Mi state dicendo che avete mentito?» chiesi.
«Beh… forse sì», ammise Marco. «L’imbarazzo ci ha frenati. Non ce la sentivamo di ammettere in pubblico il nostro desiderio di…»
«…di farlo in tre», concluse Giulia, visibilmente intrigata dal discorso.
«In effetti è comprensibile», dissi io. «Non è facile aprire certi discorsi con chiunque. Bisogna prima creare un contatto e trovare persone affini.»
«Esatto», confermò Marco. «Noi è da tempo che vorremmo provare un’esperienza del genere, ma non abbiamo mai trovato la persona giusta.»
«Sono sicuro che prima o poi la troverete. Non c’è fretta.»
La conversazione si concluse con i saluti, ma mentre tornavo a casa non riuscivo a smettere di pensare a loro. Sentivo già un forte desiderio di rivederli. La loro apertura mentale e la loro eleganza mi avevano colpito profondamente, ed era chiaro che l’attrazione fosse reciproca.
Un paio di giorni dopo ricevetti un messaggio da Marco. Mi invitava ad accompagnarli a una mostra d’arte in corso a Pisa, intitolata La Belle Époque. Accettai volentieri: il pensiero di quella coppia tornava spesso nella mia mente e non vedevo l’ora di incontrarli di nuovo.
Mentre mi dirigevo verso il luogo dell’appuntamento, non riuscivo a inquadrare bene la situazione. Mi chiedevo se stessi andando a un incontro romantico, a un’uscita tra amici, o se si trattasse di qualcosa di completamente diverso. In realtà nessuna di queste definizioni sembrava calzare. Eravamo semplicemente tre persone che avevano sviluppato un’attrazione reciproca, senza bisogno di etichette.
Li trovai all’ingresso mentre facevano i biglietti. Dopo i saluti di rito, entrammo insieme ad ammirare le opere.
«Il vostro invito mi ha fatto piacere», dissi. «L’ho trovato insolito, ma avevo davvero voglia di rivedervi. Ammetto di aver pensato spesso a voi da quel giorno al parco.»
Giulia sorrise. «Anche per noi è stato lo stesso. Ci hai incuriosito, Alex. Non potevamo rinunciare all’occasione di conoscerti meglio… soprattutto dopo quell’affinità che abbiamo sentito nel bosco.»
Marco aggiunse, con un tono malizioso: «Se solo sapessi come Giulia urlava il tuo nome quella sera stessa, sotto le lenzuola…»
«Marco!» esclamò Giulia, arrossendo. «Ti sembra il caso di dire certe cose? Mi metti in imbarazzo!»
«Non c’è bisogno di imbarazzarsi», risposi io. «Non so se Marco stia scherzando, ma vi confesso che anch’io ho fatto pensieri… piuttosto indecenti quella sera.»
Giulia mi guardò con occhi brillanti. «Ah sì? Interessante… Beh, allora devo ammettere che Marco non stava scherzando. Ti abbiamo pensato… e sì, ti abbiamo anche nominato in alcuni nostri momenti intimi. Penso sia normale, no?»
L’aria tra noi si era fatta elettrica. La tensione sessuale era palpabile, quasi tangibile. Eravamo tutti e tre travolti da un desiderio che non volevamo né spiegare né contenere.
Mentre camminavamo tra le opere, Giulia notò con un sorriso divertito che sia io che Marco avevamo un’evidente erezione.
«In effetti Alex aveva detto di potersi eccitare davanti a un’opera d’arte», commentò ridendo, «ma tu Marco, che scusa hai? Ahah!»
Tra eccitazione e risate decidemmo di lasciare il museo. Volevamo andare a cena, ma tutti i locali che avevamo in mente erano pieni. Optammo così per qualcosa d’asporto da mangiare a casa loro.
A volte il destino ci mette davvero lo zampino. In realtà, nessuno di noi voleva separarsi dagli altri due. Desideravamo solo continuare a galleggiare in quel limbo carico di desiderio, come una molla pronta a scattare.
Durante la cena, grazie al vino, la tensione continuò a salire, eppure eravamo tutti perfettamente rilassati e a nostro agio, assetati di vita e di quel momento.
Alla fine della cena, su invito di Giulia, ci spostammo sul loro grande divano. Non potevo fare a meno di immaginare Giulia che ansimava il mio nome proprio lì. Non sapevo più dove mi stesse portando la testa, ma ero certo che quel pensiero fosse condiviso.
Giulia si sedette al centro, tra me e Marco. Non aveva abbandonato né il calice né la bottiglia. Propose allora di guardare un film scelto tramite sorteggio anonimo. Che furba, pensai.
Ognuno di noi scrisse il titolo di un film su un foglietto, lo piegò e lo mise nel bicchiere. Ne avremmo estratto uno solo e, qualsiasi fosse stato, lo avremmo guardato senza eccezioni. Gli altri due biglietti sarebbero stati buttati via senza aprirli.
L’idea piacque a tutti. Procedemmo con l’estrazione.
Io avevo scritto Eyes Wide Shut, ma il film estratto fu Fallo! di Tinto Brass, un classico del cinema erotico. Scoppiammo a ridere. Ognuno negava di averlo proposto, ma era chiaro che si trattava di un segnale ulteriore dei desideri di Giulia e Marco.
«Ormai dobbiamo vederlo, le regole erano chiare», disse Giulia divertita. «E poi… perché no? Potrebbe essere interessante.»
«Assolutamente», confermai.
Marco mi lanciò un sorriso complice prima di premere play. Bastarono pochi minuti perché la tensione sessuale, già altissima, salisse ancora.
Sia io che Marco eravamo visibilmente eccitati, e non potevamo più nasconderlo. Giulia aveva gli occhi lucidi di desiderio e faticava a contenere gesti e parole.
«Ragazzi, ma che vi succede lì sotto?» disse con voce calda. «Sembrate molto tesi… non fa bene accumulare tutta questa pressione.»
Marco sorrise. «Hai ragione, non è salutare. Questi pantaloni stanno diventando davvero troppo stretti.»
«Magari andrà meglio se vi sbottonate un po’», suggerì Giulia ridendo. «Non vorrei che vi si spezzasse qualcosa.»
Fu a quel punto che le sue mani scivolarono sui nostri membri, massaggiandoli da sopra i pantaloni. Poi, con gesti lenti e sicuri, ci sbottonò e li liberò completamente.
Sentii Marco gemere di piacere. Io ero quasi in trance mentre Giulia iniziava a masturbarci entrambi con movimenti esperti.
«Oh, adesso sì che va meglio», mormorò.
Marco e Giulia si scambiarono un bacio profondo, poi si guardarono negli occhi, cercando conferma reciproca. Bastò un piccolo cenno di Marco: un attimo dopo ero io a baciare Giulia con passione.
Nel frattempo Marco la stava spogliando. Quando i suoi seni furono liberi, li baciai e li leccai avidamente.
Giulia si piegò su di me. La sua bocca abbandonò le mie labbra per avvolgere il mio membro. Un’ondata di piacere intensissimo mi attraversò.
Marco le sfilò i pantaloni e cominciò a leccarla con avidità, mentre lei continuava a darmi piacere con la bocca. I suoi mugolii soffocati, carichi di eccitazione, risuonavano nella stanza.
In quel momento eravamo una cosa sola, un’unica entità che si muoveva e godeva all’unisono.
Poco dopo Giulia si voltò verso Marco, affamata del suo sesso. Prima di prenderlo in bocca, però, sussurrò con voce decisa:
«Scopami a pecora, Alex!»
Un invito impossibile da rifiutare.
Marco gemette forte nel sentirla. Era evidente quanto lo eccitasse vedere la sua donna con un altro uomo.
Mentre la prendevo da dietro, il piacere di tutti e tre crebbe rapidamente. Giulia si staccò dal membro di Marco ed esplose in un orgasmo violento, urlando senza più controllo.
Sentendola godere in quel modo, anche Marco non riuscì più a trattenersi e venne sul suo viso. Quasi contemporaneamente, io venni sul suo culo.
Ancora nudi, sudati e tremanti di piacere, ci abbandonammo sul divano in un abbraccio caldo e intimo, aspettando insieme una nuova alba.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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